Mi sembra di poter dire che questa è un’altra delle pagine più tristi e desolanti della mia città, Cagliari. Spero vivamente che si possa far luce su questo caso, anche se purtroppo Ugo non è più al semaforo di viale Marconi…(sandalion)
«Probabilmente ci penserà la famiglia o il Comune, ma sia io che altre persone siamo pronte a promuovere una colletta per potergli garantire almeno un funerale dignitoso. Al Cep gli volevamo tutti bene».
Giulio Portoghese, responsabile di un circolo ricreativo nel quartiere, è ancora scosso per la scomparsa di Ugo Firinu, il clochard che fino agli inizi di gennaio viveva in una tenda, sotto il ponte dell’Asse mediano. Ugo, dopo quasi due mesi di coma, è morto alle prime ore del mattino di sabato scorso. L’uomo, come aveva dichiarato un testimone, era stato soccorso da un mezzo del il gennaio verso mezzogiorno. Secondo quanto avevano raccontato alcuni familiari, aveva un trauma cranico, fratture diffuse in tutto il corpo e setto nasale rotto. L’ipotesi che circolava insistentemente era quella di un violento pestaggio. Inizialmente il clochard era stato
ricoverato all’ospedale Marino poi, il 2 gennaio, le sue condizioni si erano aggravate ed era stato trasferito al Santissima
Annunziata di Sassari. Il 18 febbraio, infine, era arrivata la decisione di riportarlo a Cagliari e ricoverarlo nuovamente nel reparto
di Rianimazione del Marino. Qui è stato tenuto in vita dalle macchine fino ad avantieri.
La magistratura, intanto, ha aperto un’inchiesta e non si esclude che l’autopsia possa essere predisposta per oggi.
Ugo ERA UNA BRAVA persona – dice Portoghese -. Lo conoscevo da circa otto anni. Era intelligentissimo e non dava fastidio
a nessuno. Veniva spesso nel mio circolo». Non si sa cosa gli sia capitato. «Nel quartiere – continua Portoghese – nessuno
gli avrebbe mai fatto del male. Gli volevano tutti bene. Non so quale sia la verità, ma non meritava quel che gli è successo».
Chi conosceva il clochard l’ha descritto come una persona educata e per niente invadente. «Ce ne sono tanti che scelgono di fare una vita come quella di Ugo – prosegue Portoghese -. Lui voleva essere indipendente, altrimenti me ne sarei occupato anch’io. Era una persona molto generosa: se gli regalavano qualcosa, lui spesso la dava ad altri». Ugo si avvicinava alle auto che si fermavano al semaforo dell’Asse mediano, all’incrocio con viale Marconi. Tanti automobilisti gli davano qualche spicciolo e lui ringraziava con un sorriso. Con sé aveva sempre un libro o un fumetto. E qualcuno, per questo motivo, lo aveva soprannominato affettuosamente
“il professore”. Alla magistratura ora il compito di scoprire la verità. La morte del clochard ha colpito la sensibilità di numerosi cagliaritani. Durante il ricovero al Marino, alcune persone si sono recate all’ospedale del Poetto per portargli mazzi di fiori. Tanti hanno voluto, in questo modo, dimostrargli il loro affetto. E.B.
tratto dal Giornale di Sardegna del 10 marzo 2008
Marzo 18, 2008 at 8:43 pm
Addio Ugo regalavi al mondo distratto d’ oggi, qualcosa che molti sottovalutano ma di gran lunga la cosa più preziosa, IL SORRISO.
Sarei grato se qualcuno potesse dirmi dove riposa per poter lasciare un fiore e ricevere ancora una volta in cambio il suo sorriso…